Piazza Gerolomini, 103 - Napoli - 80138 - Italia
+39 328 80 27 913 / +39 081 45 62 57
propulcinella.comitato@gmail.com

La nuova vita della Maschera

Comitato Pro Pulcinella

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages

Economia e cultura

La stagione del trionfo di Pulcinella lascia il segno negli anni successivi, che peraltro coincidono con il clima favorevole determinato dal decollo del turismo a Napoli, coincidente con il miglioramento dell’immagine della città per effetto delle trasformazioni e delle speranze suscitate dal “Rinascimento” napoletano degli anni 1993-1998. Questo scorcio di secolo e i  primi decenni del 2000 vedono  la fortuna di Pulcinella, con l’ incremento delle  attività che essa  ispira e sollecita nei campi più diversi, producendo effetti significativamente positivi  anche sul piano dell’ economia, soprattutto nel settore dell’artigianato.

Il trionfo degli oggetti

Il piccolo commercio tradizionale  degli oggetti pulcinelleschi legato alla maschera  subisce un graduale ma inarrestabile incremento della  produzione e del  mercato. Lo spostamento dell’ interesse per il mondo di Pulcinella sulla cultura materiale, l’ artigianato e l’ arte era  anche il  risultato delle politiche del patrimonio che è di quegli anni e della contemporanea domanda del turismo, che diventa sempre più turismo di massa, basato sul commercio dei prodotti artigianali modesti accanto alla crescita più modesta di quelli “nobili” e costosi. Gli artigiani napoletani riconoscono pienamente il risvolto economico del loro interesse per Pulcinella: “Questa maschera – sostiene il produttore  Antonio Esposito – fa campare i suoi concittadini: permette a molti napoletani di portare il piatto a tavola”. Non solo agli artigiani. L’ artista Corrado Cagli e Franco Torrini nel 2008 fanno trasformare  in una spilla d’ oro  dall’ opificio orafo fiorentino un disegno dello stesso Cagli, Pulcinella in  fiore, e lo espongono per qualche tempo in una mostra a Firenze, molto apprezzata. Era lo spirito del tempo: questo successo segnò il trionfo dell’ intuizione di Cagli sui rapporti  tra arte ed economia,   che era pienamente in sintonia con l’ evoluzione della produzione artigianale: “il gioiello come arte e non solo come valore economico”, che, applicato al caso specifico, voleva, forse, significare “l’ oggetto artistico non è solo arte, ma anche valore economico”.

Si muovono gli antiquari

Peraltro questa idea si trovava radicata, sia pure in maniera diversa, all’ interno dell’ antiquariato napoletano, dove Pulcinella era, per così dire, a casa sua. Il “ritorno”  della maschera, con l’ interesse per gli oggetti e la prospettiva di una crescita degli affari, dà ad essa un nuovo slancio. Di questa ripresa gli antiquari sono coprotagonisti, forti delle tradizioni e delle conoscenze che li candidano a custodi ufficiali, storici, della maschera: “Provate ad entrare nella bottega di un antiquario e chiedete di acquistare un qualunque oggetto che raffiguri Pulcinella. Vi sarà opposto un cortese rifiuto: nessun antiquario vi venderà mai un olio, una statua oppure un’ incisione antica della celebre maschera acerrana”. Così un giornale del luglio 1994, volendo significare che gli antiquari non si privano di un esemplare del guardiano della loro bottega, se unico. Nell’ estate dello stesso anno proprio l’ antiquario professor Romano De Filippo inaugura una mostra a Capri, su proposta di Guido Donatone, studioso delle ceramiche campane. Una mostra di antiquariato e di oggetti d’ arte, denominata Pulcinella e il suo mito, che nel palazzo dei Congressi esibiva preziosi oggetti (porcellane, disegni, oli, sculture, maschere in cuoio, gessi, stampi per calchi) raffiguranti Pulcinella, prestati da antiquari e imprenditori privati, oltre a cimeli appartenuti a Petito. Come contorno, uno spettacolo con i burattini di Brunello Leone.

Un mercato planetario

La  novità maggiore è forse  da un’ altra parte: Internet ha aperto  nuovi orizzonti economici. Le grandi organizzazioni come ebay e Amazon pubblicizzano il prodotto Pulcinella in giacenza in migliaia di negozi di tutto il mondo per gli acquisti  on line, moltiplicando le vendite in un mercato ormai planetario. Si legge in un avviso internet: “”Pulcinella negozi on line. Offerte e giacenze a prezzi ridotti. Cerca in oltre 20.000 negozi dieci milioni di offerte”. La nuova tipologia dell’ offerta dilata le conoscenze e fa crescere le vendite. Gli acquirenti più importanti dei prodotti del migliore artigianato artistico campano sono sempre più stranieri.

Aumenta anche la possibilità di reperire e acquisire quanto ancora rimane della produzione del passato vicino e lontano, prima pressoché irreperibile, perché disperso e sepolto in botteghe antiquarie sconosciute o irraggiungibili: il passato rifluisce nel presente, e diventa integrabile in una contemporaneità sempre più varia e cosmopolitica, sollecitando al livello della produzione ibridazioni e contaminazioni.

Interferenze e contaminazioni

La saldatura tra economia e cultura fa in modo che le attività pulcinellesche, anche quando sono settoriali,  tendano ad essere sempre più olistiche, mescolando  mercato e mostre, oggetti artistici e di arredamento, contaminando i materiali tradizionali  con la plastica, le immagini figurali cogli oggetti d’ uso, i modelli pittorici e i prodotti artigianali, con la tendenza a mettere insieme cultura e affari,   ad aggregare convegni e mostre, studi e performances nell’ organizzazione degli eventi.

Cambia l’artigianato artistico

La crescita della produzione e del commercio dell’ artigianato artistico campano, che ha segnato gli ultimi venti anni ed è esplosa nell’ ultimo periodo 2015-2017, ha riguardato soprattutto i “pastori” (ossia le statuine presepiali) esposti ai flussi turistici. Il turismo ha contribuito a far crescere l’ artigianato che a sua volta ha sancito in questi ultimi anni il trionfo di Pulcinella.      

Determinante è stata anche  la capacità degli artigiani di adeguarsi alle potenzialità del “ritorno” del Cetrulo e degli altri oggetti-simboli identitari con innovazioni  che hanno generato una differenziazione sulla produzione. Una fascia più tradizionale di produttori, erede degli antichi saperi, formata dai maestri del presepe anziani, riproduce i modelli consueti, un’ altra categoria di maestri più giovani, che si è formata negli istituti d’arte e nelle Accademie parauniversitarie, ed ha esperienze culturali e competenze tecniche più ampie e più specialistiche, oscilla tra la rielaborazione del patrimonio ereditato dalla tradizione con strumenti tecnologici nuovi e l’ attrazione di orizzonti più ampi e culturalmente stimolanti. Nel territorio di questi nuovi artigiani col diploma si vanno sempre più costituendo processi di contaminazione della produzione artigianale con l’ arte (i fratelli Scuotto, “Le voci di dentro”, Troiano ecc.), che legittimano  le loro pretese di “artigianato artistico”, se non di artisti tout court. Il Pulcinella odierno vive in questa zona d’ interferenza artigianato/arte, in cui la contaminazione alto/basso costituisce la novità più vistosa, diversamente dai secoli precedenti, in cui la complessità della produzione, pur con i suoi scambi e prestiti interni, costituiva non una somma, ma  una scala di diversità.

Il legame con la tradizione permane sempre, anche perché la riconoscibilità immediata dell’ oggetto attiva la familiarità che attrae e rassicura l’ acquirente autoctono, e perché il pubblico  straniero pretende nei suoi acquisti il referente etnico. In tutti si ritrovano, scelte a parte, gli schemi fondamentali tradizionali degli oggetti (Pulcinella e l’ uovo, Pulcinella e il Vesuvio, la mezza maschera e il coppolone di Pulcinella, il  diavolo,  il pulcicorno,  il corno-peperoncino, il gesto delle corna, la scopa ecc.) in una molteplicità di varianti. In questo mondo di oggetti pulcinelleschi che inonda le strade, a un livello modesto troviamo un realismo stile presepiale, che conserva inconsapevole i segni di quel grottesco sei-settecentesco, che era la condizione etico-estetica “distanziante”, con cui i presepi aristocratici consentivano la raffigurazione del   tripudio natalizio e carnevalesco della plebe.   A un diverso livello di sensibilità e di pretese, ai modelli presepiali si cerca di restituire le forme originali di un barocco carnale e sanguigno, memoria lontana  più che mimesi della pittura secentesca (Lello Esposito, Cantone); altri ancora (Esposito, la Scarabattola) li rivestono di seducenti simbolismi, che aspirano a penetrare nel ventre e nell’ anima della cultura napoletana (Esposito, Le voci di dentro). Ma esistono altre forme di contaminazione, che ricordano le tecniche di costruzione del presepe: elementi stilistici e iconici di epoche passate vissuti come presenti e associati ad elementi moderni in un equilibrio precario. C’è un’ultima tendenza, che comincia a prevalere, quasi come  reazione a scavi semantici e concettuali sempre più ripetitivi quanto improbabili: come abbiamo visto, da molto tempo sulla maschera di Pulcinella si è esercitata una operazione spontanea di segmentazione simbolica, in cui ciascuna delle parti ritenute fondamentali (il coppolone, il camicione, il corno, testa, soprattutto la mezza maschera), a modo della sineddoche (in cui la parte è staccata dal tutto, ma pienamente lo rappresenta nella misura in cui lo condensa),  rappresenta il personaggio. I nuovi ceramisti fanno uso amplissimo di questa frammentazione tradizionale, ma la restituiscono in forme sorprendentemente rinnovate, con operazioni di raffinato bricolage: riaggregazioni inconsuete di  elementi costanti, sempre più manieristiche, eleganza di forme stilizzate, colorismo intenso e violento, che reitera o arricchisce o contrasta i colori tradizionali della maschera. E’ difficile individuare con precisione i modelli stilistici di questo artigianato artistico; a volte si tratta di un eclettismo che mescola alcune tendenze dell’arte contemporanea. I fratelli Scuotto fanno riferimento nella loro poetica alla transavanguardia, che si può ritenere  assunta come punto di riferimento, se pur vago, anche per altri: era stata in effetti l’ esperienza pittorica significativa che, reagendo all’ arte concettuale, segnava un ritorno a una tradizione che lasciava molta libertà di rifare e rinnovare. 

La riproduzione seriale o meno degli oggetti in passato ha conosciuto varianti, o ambiguità semantiche che producevano doppi sensi (peperoncino/corno, bastone/fallo ecc.), mentre quella odierna pratica contaminazioni. Una delle più ingegnose è il  Pulcinella/San Gennaro, ossia il mezzobusto del santo cui si sovrappone la mezza maschera facciale scura del Cetrulo. Alla base della contaminazione, che può sembrare empia, c’è l’ intuizione dell’ analogia tra le due figure, entrambe protettrici della città, nel campo del sacro la prima e in quello del religioso la seconda. L’ intuizione potrebbe avere avuto origine dal  fatto che Pulcinella e San Gennaro sono le figure alle quali sono più interessati i turisti, che li ritengono  i massimi simboli cittadini, e trova qualche fondamento nel presunto paganesimo della religiosità napoletana,  e una cosa e l’ altra possono avere ispirato l’ idea di con-fonderli in una sola statuina. Sul piano commerciale, questo oggetto ambivalente sembra una variante ingegnosa del “prendi due e paghi uno”.

Il turismo può avere svolto una funzione importante in questo mutamento di forme e di stili. Lo sguardo sulle cose accelerato dalla fretta è inevitabilmente superficiale, e favorisce l’astrazione/tipizzazione degli oggetti e dei significati che essi esprimono, operando una sintesi superficiale che crea l’ illusione di aver ridotta la complessità di una cultura e colta la sua essenza: Pulcinella è l’anima napoletana, San Gennaro la religiosità pagana ad essa connaturata. Tutto, allora, si risolve in un gioco di forme e in un pasticcio di significati, da cui non è escluso che un talento artistico  possa trarre qualche vantaggio: il lavoro di astrazione, spinto all’ estremo, nell’ indifferenza dei significati originari, può risolversi in raffinate geometrie che, associate a un colorismo intenso e forte, crea una nuova magia di miti disincarnati.

La tendenza tradizionale

Esposito & Macrì

Antonio Esposito, nato a Napoli nel 1979, apre il suo primo show room nell’aprile 2015 in collaborazione con Macrì, azienda napoletana che si occupa di artigianato. Lavora con terracotta, legno, stoffa grezza, vetro. La lavorazione prevede tre fasi: si modella la terracotta a mano, in seguito si montano gli occhi di vetro nella testina precedentemente cotta, segue la fase dello stucco in cui la statua viene dipinta con colori ad olio o acrilici. Per abbigliamento  si utilizzano stoffe grezze di lino, cucite a mano. Le opere principali  sono  Pulcinella in camicia di forza, Pulcinella pensatore, Le uova di Pulcinella; ma ce n’ è una (Pulcinella con lo strummolo), assolutamente inedita, che è un commento a un fondamentale pensiero pulcinellesco: “Fatto strummolo son del mio destino”. “Il nostro Pulcinella – spiegano gli autori incarna a la figura del napoletano, prigioniero del suo abito in uno Stato che non aiuta il suo popolo”. Opera a San Gregorio Armeno.

Cuomo

Claudio Cuomo,  nato a Napoli nel 197, residente a Portici, opera ed espone a Napoli, nella zona dei presepi di San Gregorio Armeno. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Lavora la cartapesta e la cartapane,  che a suo giudizio permettono di rendere più realistiche le opere. Addensa la cartapesta sulle anime di ferro o di legno, quindi ne definisce i dettagli. Nella sua produzione dedicata a Pulcinella  spiccano Il segreto dell’uovo (frutto della collaborazione con Vittorio Avella), Uovo con Pulcinella, Pulcinella trainato da cavallo. Per lui Pulcinella incarna pregi e difetti della napoletanità; ma – sostiene – la nascita dall’uovo getta su di lui un’ ombra di mistero. Lavora anche su commissione.

Innovazioni

Scotto                                               

Aniello Scotto, napoletano (1959), studia a Napoli  al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle Arti. Bruno Starita lo avvicina all’arte dell’incisione ottenendo ottimi risultati, e  a 23 anni ottiene il premio di grafica “Primo Vere” per l’incisione “Apocalisse”, che gli viene conferito dall’Accademia Nazionale di San Luca di Roma. Espone in Italia ed in Europa. La sua produzione  è varia, si va dalla pittura ai carboni, ai pastelli ed 

Aniello Scotto – Fuori dal Mito

alle incisioni. Attualmente è docente di Tecniche dell’Incisione e di Disegno Classico presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Nella mostra Fuori dal mito (2005), due volte riproposta, il protagonista assoluto è Pulcinella. Scotto attraverso carboni e quadri vi affronta il mito della maschera, che colloca  in una dimensione  onirica. Temi dell’ universo pulcinellesco sono La Colombina del sogno, La vera Colombina, Pulcinella e Colombina sulla scena, tutti oli su tela.

La Scarabattola

Nell’ artigianato artistico napoletano occupano un posto di rilievo gli Scuotto, un gruppo di fratelli e sorelle che con i rispettivi compagni di vita aprono nel 1996 una piccola bottega d’arte a via dei Tribunali a Napoli, “La Scarabattola”, che rompe con tutti gli stereotipi dell’ arte presepiale napoletana. Anche se le loro radici sono tutte in quest’ arte, i risultati della loro ricerca artistica li collocano  oltre i suoi limiti, come –  secondo la loro stessa autorappresentazione – eredi della Transavanguardia. Le loro innovazioni, coraggiose e in qualche caso temerarie, sono universalmente piaciute e i loro presepi sono molto venduti all’ estero; tra l’ altro gli Scuotto sono i fornitori di Palazzo Reale in  Spagna. Ha contribuito al riconoscimento del loro talento la loro “pulcinellarifavola”, che si ispira al mondo delle favole e a Pulcinella, e ha  suggerito a Raffaele Scuotto il racconto di un Cetrulo che affronta il diavolo per recuperare la maschera che gli ha sottratto: una trama sospesa tra tradizione e contemporaneità. La centralità di Pulcinella è attestata da un gruppo di opere in cui si distinguono Morte di Pulcinella, Fantaracconto, Pulcibastiano, Pulcinella equilibrista, Pulcinella in catene, Pulcivelato, Giovannino. Nella mostra del 2012 la Scarabattola mette in mostra i suoi prodotti, tra cui la serie  Pulcinella Essenza liquida: sei installazioni su tematiche presepiali, come San Gennaro in maschera e Pulcinella: di quest’ ultimo si  mostra  anche come un piccolo embrione di terracotta conservato nell’alcol.

Troiano

Nato a Napoli nell’Agosto 1977, Salvatore Troiano consegue il diploma di Arte applicata in grafica e arte della stampa all’ Istituto d’Arte Filippo Palizzi di Napoli, frequenta poi  la Nikoe sas di Napoli, atelier-stamperia artistica, dove acquisisce  le tecniche di stampa, calcografia, serigrafia, litografia e xilografia, fotografia. Nelle botteghe d’ arte ha successivamente approfondito le tecniche antiche e ha imparato la lavorazione della terracotta del Settecento napoletano.  La sua produzione originale, iniziata nel 2004, comprende opere su carta e tela e sculture in terracotta. Utilizza materiali come acquerelli, colori a olio, chine, matite, terracotta, con varie tecniche: olio su tela, gouache, modellazione tridimensionale della terracotta. Le sue istallazioni pulcinellesche a suo dire “escono dal muro” in quanto permettono di sfruttare maggiormente la dimensione tridimensionale e si adattano più facilmente agli spazi delle case contemporanee. Nelle sue mani i modelli presepiali settecenteschi acquistano una indubbia forza drammatica, a volte tragica. Suoi Pulcinelli sono  La maschera, olio su tela, e le terracotte La mor(t)e di Carnevale, Il silenzioLa curiosità contro il vento, Nir’ e Janc’, La meraviglia. Nella sua vasta bottega-laboratorio incontri, acquirenti, esperti e persone comuni. Nel 2004 ha pubblicato la versione napoletana del romanzo di Feuillet  illustrata in acquarello, china e matita (‘A vita ‘e Pullecenella). Nella sua poetica Pulcinella  rappresenta l’anima del popolo che aspira a vivere l’esperienza dell’amore e della libertà.

Le Voci Di Dentro

Alessandro Flaminio, scultore, e Castrese Visone sono i creatori dell’ atelier “Le voci di dentro”, che ha sfidato il mercato con la novità dei suoi modelli, facendosi alla fine pienamente riconoscere. Flaminio si comporta sotto tutti gli aspetti come un  artista, ma al tempo stesso è attento al mercato, che conserva una prevalente forma artigianale. A un materiale partenopeo antico di secoli o  datato di recente ha imposto forme sorprendenti con una libertà temeraria: forme astratte, geometrie essenziali, che alleggeriscono i soggetti del loro peso sociologico ed etnico, facendoli poi come emergere da un mare cangiante di colori vivi e forti, il rosso, il bianco, il nero, il giallo, il blu. Tra questi spicca, unico in tutta la produzione artigianale napoletana, un possente gallo fallico, che forse inconsapevolmente rammemora analoghe figure di età romana.

Cantone

Maestro nell’ arte presepiale, fedele ai modelli dell’ epoca d’ oro del presepe napoletano, produce  con grande professionalità, in collaborazione con la moglie, Pulcinelli della migliore tradizione, di cui restituisce forme e significati autentici. Fornisce istituzioni importanti, musei e persone di cultura e dello spettacolo, italiani e stranieri, ed ha in programma la realizzazione di un Pulcinella di grandi dimensioni, finora mai realizzato.

Oliva

Salvatore Oliva proviene da esperienze complesse, tra le quali, fondamentale, è la costruzione di presepi. E’  un maestro raffinato e colto, intellettualmente vivace, che fa rivivere il lato aggressivo e forte di Pulcinella nella figura del Beccafico, che porta in giro per il mondo, in Giappone e in altri paesi, facendogli assumere i colori e le forme delle culture locali. Ritiene che “chi vuole risollevare la maschera di Pulcinella deve parlare da subito, delle problematiche contemporanee”.

Di Sarno

Pasquale Di Sarno vive nel centro storico di Napoli ed è uno degli ultimi costruttori di maschere.  Fa altri lavori in cuoio, ma la sua specializzazione è la maschera di Pulcinella, che è anche la sua passione. Ce ne parla con cura, partendo dall’ uso dei modelli – possiede il modello della maschera di Petito, gli altri sono opera di amici, o li ha creati lui stesso: sono le maschere tradizionali, con poche varianti, perché la  maschera di Pulcinella per i costruttori tradizionali non consente modifiche decisive; tuttavia gli attori oggi, in deroga alla tradizione (gli occhi devono essere rigorosamente rotondi, perché Pulcinella è un pullicenus, pulcino), vogliono gli occhi ovali, perché lo sguardo deve “spaziare”. Polemizza col grande Sartori, che batte il cuoio della “mezza maschera”: il cuoio deve essere vivo, e, bagnandosi col sudore, deve prendere la forma del viso dell’attore.

Fusco

Silvio Fusco, conosciuto come Silvio Napoli, nasce nella metà degli anni sessanta a Castellammare di Stabia. Conoscitore appassionato della Commedia dell’Arte, è autore di testi che interpreta, molti dei quali dedicati a Pulcinella. E’ anche titolare di un RistorArt nel territorio sessano di Terra di Lavoro, nel quale serve ai tavoli nel costume di Pulcinella, Colombina e Don Anselmo Tartaglia. Lì è il suo Laboratorio Artigianale per realizzare le Maschere in pregiato cuoio toscano.

Gli antiquari

Mentre nel campo degli artigiani tendono a sovrapporsi i ruoli dei produttori e quelli dei commercianti, gli antiquari hanno il monopolio del commercio di lusso: prodotti  in materiali “nobili”, opere firmate o di autore noto, comunque stilisticamente rilevanti. Gli antiquari più importanti di Napoli sono concentrati nell’ area attraversata da via dei Mille, via Chiaia e via Filangieri, ma se ne incontra qualcuno anche tra piazza del Gesù e piazza San Domenico. Sono fieri di esibire maschere che ritengono di pregio, e forniscono la borghesia agiata che colleziona Pulcinelli, o “patiti”(appassionati cultori) della maschera simbolo di Napoli. Per scaramanzia o per fedeltà a una tradizione che è parte della loro identità professionale, conservano un Pulcinella  che non è in vendita, ed è incorporato nello stile del negozio.

Affaitati

Il negozio dell’ antiquario Affaitati si trova nel cuore del centro storico, lungo Spaccanapoli, tra la Chiesa di San Domenico e la casa di Benedetto Croce. Affaitati ha i modi e il linguaggio della borghesia agiata di Napoli, appartiene a una famiglia di antiquari, giunta oggi alla sesta generazione, e si considera uno dei pochi che ancora tengono viva questa attività. Nella sua bottega, tra quadri d’ epoca, statue, oggetti d’ arte, vetrine, domina la presenza del corno più che di Pulcinella, anche se il corno rinvia alla maschera; però  Affaitati, che vende – agli italiani, ma soprattutto agli stranieri – il corno più del Cetrulo, spiega questa differenza sostenendo che Pulcinella ha una dimensione etnica specificamente napoletana, mentre il corno apotropaico  appartiene a tutti i popoli, come è dimostrato dal fatto che è più venduto.

Si tratta di corni d’ autore, creati dalle mani di uno scultore oggi ultranovantenne, Arcangelo Arcamone, uno diverso dall’ altro, come le opere d’ arte; sono fatti di terracotta policroma anticata, montati con marmo, coralli, bronzo, legno marmorizzato. Il colore dominante è il rosso, lucente, che spesso si sposa bene col nero e col verde.

Dal corno emerge con molta frequenza per metà Pulcinella, che può essere anche associato al corno in altri modi, con classica misura, sul modello dei prodotti artigianali di via San Biagio dei Librai, o comparire in forma di mezzobusto. Affaitati sa che sia il corno che Pulcinella hanno una funzione apotropaica e scaramantica, e ripete che “essere superstizioni è da ignoranti, non esserlo porta male”.

La nuova convegnistica e le mostre

Pulcinelli euromediterranei e planetari

Sul piano dell’ approfondimento scientifico, gli anni successivi alla  grande stagione di studi (1989-1992) hanno conosciuto qualche arricchimento analitico e una più esplicita messa a punto dell’ inteleiatura teorica costruita in quegli anni, nella direzione di una teoria generale aggiornata della presenza delle figure pulcinellesche  nelle culture umane.  Per questa via si è arrivati al Convegno internazionale del 2009 (L’eroe comico popolare nell’area euromediterranea), che si è svolto a Napoli e presso l’ Università di Salerno per iniziativa del Laboratorio Antropologico del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’ Università di Salerno e dell’Associazione “La Rete”. E’ durato tre giorni e si è articolato in sessioni di lavoro parallele, sedute plenarie, tavole rotonde e discussioni con la partecipazione di un vasto pubblico costituito da docenti, uomini di spettacolo, operatori culturali, membri di associazioni culturali e studenti. Nella fase programmatica limitato agli eroi comici popolari dell’area euro-mediterranea, è stato, nella sua realizzazione concreta, esteso ad altre parti del mondo, ed è diventato il primo (forse l’ unico) incontro internazionale in cui ricercatori e studiosi di varie parti del pianeta (Italia, Francia, Germania, Spagna, Messico, Spagna, Messico, Corea, Brasile, Tunisia, Grecia, Iran, Ungheria e Turchia) si sono confrontati  sugli eroi comici popolari dei loro paesi con relazioni, che conferivano elementi di novità e pregnanza alla riconosciuta universalità delle figure tricksteriche. Una universalità che non è parsa contraddire la loro fondamentale etnicità, nella misura in cui esse, oltre ad essere assunte come  una necessità della cultura, e/o il prodotto degli scambi culturali che hanno costruito il fondo culturale comune di  vaste aree del pianeta, a partire dal Mediterraneo, sono state presentate come espressione della diversa creatività dei vari popoli, sicché il lungo giro dell’ indagine antropologica, psicoanalitica e storica tra gli eroi planetari ci ha riportati alla fine alle singole storie locali e nazionali   con una consapevolezza nuova, in tutte rendendo riconoscibile lo spirito di un popolo e, al tempo stesso, il respiro del mondo.

Il Convegno si è occupato infine  della possibilità di ricercare una linea di continuità tra   l’ essenza del trickster mitologico e primitivo  e le figure comiche  della storia più recente, tra le quali Pulcinella ha un posto di rilievo, e la stessa essenza è stata riconosciuta entro certi limiti (e indagata) in figure nuove, come l’ Ubu di Jarri e il Joker del ciclo di Batman. Ipotesi e suggestioni che ripropongono in termini nuovi il tema della sopravvivenza del “primitivo” nel mondo contemporaneo, è confermano la possibilità di arricchire di elementi nuovi la nostra conoscenza del mondo comico e dell’ eroe comico popolare. 

In questa direzione è andata anche l’ attenzione prestata a un fenomeno vistoso dei nostri giorni, che costituisce per alcuni aspetti un lascito pulcinellesco al mondo della  politica, ossia la comparsa dei comici prestati alla politica e dei politici che mimano lo stile comunicativo, le strategie verbali e il comportamento dei comici, senza rinunciare, anch’ essi, ad essere  mediatori culturali, capaci di riscrivere i linguaggi dello scambio sociale, cavalcare le trasformazioni e governare le contraddizioni. Anche in questo pulcinellismo diffuso si è letto un ritorno delle forme arcaiche del trickster, soprattutto quando esso infrange il codice che impone la separazione tra privato e pubblico, personale e politico, emotivo e razionale.

Questo Convegno sull’ eroe comico planetario ha modificato la percezione della maschera napoletana: ha diffuso l’ idea che gli eroi comici non rappresentano un’ escrescenza maligna e contaminante della società, ma, nonostante l’ evaporazione della loro funzione più profonda e meno percepibile in giochi verbali e corporei leggeri e perversi, divertenti e crudeli, sono una necessità della cultura; non sono specchio realistico di ceti imbarbariti e “inferiori”,  ma appartengono a tutta la popolazione; non esistono per dividere i ceti sociali e le culture, ma mediano a vantaggio della comunità con l’ esterno e l’ignoto, unificano e compattano le città e i popoli, riscrivendo le regole dello scambio sociale.

Pulcinella Maccus

Oltre la convegnistica scientifica, fanno le loro prime apparizioni le associazioni di “patiti” di Pulcinella, i circoli di simpatizzanti che promuovono e sostengono iniziative sulla  maschera. Nella Sala del Consiglio in Santa Maria La Nova si è svolto il Convegno Pulcinella Maccus. Vi sono accorsi gli “Amici di Pulcinella” con il loro presidente, Antonio Pellone, artisti come Lello Esposito e – segno del crescente interesse pubblico per la Maschera – rappresentanti del Comune, della Provincia e della Regione.  Domenico Scafoglio è stato invitato ad illustrare il rapporto di Pulcinella con la città di Napoli.

Pulcinella Days

Altri  convegni ripetono i modelli e i temi del  triennio 1989-1992, come i tre giorni dedicati a Pulcinella (Pulcinella Days), nel novembre 2012, che iniziano con la partecipazione del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, all’ inaugurazione della statua del Cetrulo donata da Lello Esposito, per sottolineare l’ interesse del Comune per una rinascita che si è cominciata da qualche tempo a connettere emblematicamente con la maschera napoletana. Tra performances di vario tipo, tammurriate, viaggi esoterici guidati, visite, concerti,  si inserisce un convegno, Le Maschere di Pulcinella, che ripropone temi ormai diventati canonici, con interventi brillanti di Peppe Barra (Pulcinella e la maschera), Aldo Masullo (Pulcinella filosofo) Pasquale Scialò (Variazioni sul tema di Pulcinella),  Massimo Marra (Pulcinella alchemico).

La mostra di Paz

Oltre la Campania

ConTatto a Venezia con Pulcinella

Il successo delle grandi manifestazioni napoletane fa crescere l’interesse per Pulcinella oltre la Campania e il Meridione, nelle regioni che hanno avuto rapporti e legami con la storia della maschera napoletana, a cominciare dal Veneto. La presenza di Pulcinella a Venezia è stata nei secoli passati tra le più importanti, e, per effetto domino,  i  veneziani contemporanei non si si sono lasciata sfuggire l’ occasione di cavalcare, anch’ essi, il successo odierno del Cetrulo. L’ occasione immediata è stata la riscoperta degli affreschi pulcinelleschi di Giandomenico Tiepolo, restaurati tra il 1998 e il 2000, che i veneziani hanno voluto festeggiare nel dicembre del 2004 con un concerto sul tema (Pulcinella in altalena, Pulcinella innamorato, Pulcinella che parte) di Lino Cannavacciuolo, nel quadro di un più articolato programma denominato “Progetto conTatto”, ispirato all’ “incontro tra l’ estro veneziano e la creatività napoletana”. Nello spirito di questo incontro  era anche organizzata la mostra dei Pulcinelli del giovane artista napoletano, Lello Esposito.

Arrivano dal mare,  a Cervia

I guarattellari napoletani partecipano attivamente ai festival  internazionali del teatro di animazione Arrivano dal Mare, che si tengono annualmente a Cervia (Ravenna) da alcuni decenni:  una full immersion nel mondo di marionette, burattini, pupazzi, in cui i Pulcinelli napoletani primeggiano tra i loro cugini;  otto giorni in cui i luoghi più suggestivi della città vengono invasi dalle compagnie provenienti da tutti il mondo. L’evento accoglie una serie di mostre, convegni, seminari, corsi per burattinai e spettacoli con Kasperl, Don Cristobal, Punch & Judy, Polichinelle, ecc.;  si vedono al lavoro, insieme, compagnie diverse per cultura, tecniche, generi, tradizioni: una esperienza che dilata le conoscenze, sprovincializza e agevola gli scambi e le contaminazioni. Pulcinella imperversa in particolare negli otto giorni del 2005, in cui uno stage di quattro giorni è interamente a lui dedicato. E’ presente, come sempre, anche nel Festival del 2010, che ha realizzato otto giorni di performances con le compagnie  più famose del mondo, nella “Vetrina italiana del teatro di figura”, dello spazio dedicato al “Teatro di Figure Europa”.

Le strade di Pulcinella a Cordenons

 A Cordenons nel Friuli, nel febbraio 2017, ha luogo la mostra Le strade di Pulcinella, allestita la prima volta al Museo Topic, in Spagna, e riproposta a Lisbona. Si  espone  un percorso della maschera napoletana attraverso il mondo, che consente di mettere insieme un buon numero di  figure ad essa similari (in attesa che si chiarisca se si tratta di ascendenze o influenze o scambi o semplici somiglianze), provenienti da molti paesi europei e dal Medio Oriente. Con i suoi pregi e i suoi non pochi elementi di novità, la mostra si colloca nella scia delle numerose esposizioni di carattere internazionale che hanno caratterizzato la vita della maschera napoletana, a partire soprattutto dalla grande mostra di Villa Pignatelli del 1990, ma si pone al tempo stesso come ad essa alternativa o complementare, per essere la mostra dei Pulcinelli del popolo, non degli artisti.

Pittori, scultori, disegnatori

Nell’ ultimo decennio del Novecento e nei primi lustri del secolo successivo, quando gli artisti tornano ad occuparsi di Pulcinella, trovano  la Maschera notevolmente cambiata, il che rende ragione delle novità che segnano  la scultura, la pittura, il disegno di questo periodo.

Come abbiamo anticipato, il nuovo rapporto col mercato (soprattutto il commercio delle statuine e degli oggetti in terracotta) modifica le forme e i contenuti artistici, che il clima diffusamente innovativo, che attraversa  tutte le manifestazioni pulcinellesche, spinge a una ricerca di novità e a uno sforzo di originalità senza precedenti.

Questa tendenza è incoraggiata: dall’ espandersi del mercato turistico, e dalla fortuna dell’ artigianato napoletano  fuori d’ Italia, che incoraggia la domanda di  internalizzazione; dalla divulgazione di conoscenze più approfondite sulla Maschera, il suo  mondo, la sua città; dall’ affermarsi di una nuova sensibilità orientata verso il misterioso, il magico, l’ occulto;  e, infine, dal “disincanto” che serpeggia fin dentro i fasti del ritorno gioioso e chiassoso del Cetrulo. Tutto questo incoraggia a manipolare il patrimonio culturale del passato nel segno di una nuova raffinatezza, ottenuta mediante la via di fuga nel fantastico, nell’ onirico, nel meraviglioso, liquidando definitivamente quanto rimaneva del realismo convenzionale  realistico, non  del tutto superato nella precedente fase pittorica.

A differenza della fase precedente, l’ immagine rinnovata di Pulcinella attrae  artisti non napoletani, anche di  considerevole spessore.

Serafini

Luigi Serafini, pittore, scultore, ceramista, scenografo, autore del fortunatissimo Codex Seraphinianus, è incoraggiato dal nuovo successo della maschera a ripubblicare in una veste più elegante, nel 2015, il libro (Pulcinellopedia), tradotto anche all’ estero,  che ha fatto uscire nel 1984, come suite di disegni a matita e brevi annotazioni brillanti su  Pulcinella.  “Se con il Codex ho esplorato il mio inconscio, con Pulcinella ho lavorato sull’ inconscio collettivo, direi della stessa identità italiana”, dichiara l’ autore. Di fatto si riscrivono luoghi comuni sui napoletani-italiani, dimostrando che anche essi possono diventare raffinata e divertente poesia. Perché veramente “chi conosca i lavori di Luigi Serafini sa bene come tutta la sua produzione artistica sia permeata da un misto di ironia e dissacrazione visionaria, di ricerca della perfezione (maniacale il suo modo di disegnare a matita) unita alla più felice e liberatoria volontà di creare mondi immaginari. Metafisica, surrealismo, rottura delle regole e necessità di una (dis)ordinata catalogazione convivono in questo raffinato e imprevedibile autore, che già nel 1981 aveva stupito tutti anche Umberto Eco e e Roland Barthes con il suo Codex” (G. Colin)

Kokocinski 

Alessandro Kokocinski, artista apolide  di fama internazionale, espone  a Napoli tra maggio e giugno 2017 una serie di 70 opere, unificate dal titolo La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown, dedicate alla maschera napoletana  e al suo universo: dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, con tecniche unificate, inseriti in un percorso che attraversa i grandi temi di Pulcinella, Petruska, l’ Arena, il Sogno, il Clown, la Maschera interiore. Le opere sono edite ed inedite, alcune composte per il revival pulcinellesco degli ultimi anni. 

Cagli

Come abbiamo anticipato, Corrado Cagli insieme a Franco Torrini ha elaborato la concezione  del gioiello non più come espressone di ricchezza, ma come patrimonio artistico di valore, pensando proprio a un Pulcinella da lui stesso disegnato in una raccolta di disegni dedicata interamente alla maschera riguardante. Cagli guardava a Pulcinella pensando alla grande arte europea (a Picasso soprattutto, ma anche a Matisse, Pollock ecc.) e, negli altri ventidue disegni dedicati al Cetrulo,  il suo referente è il Pulcinella-Napoli raccontato nel libro di Luigi Compagnone Ballata e  morte di un capitano del popolo.

Esposito

Lello Esposito, scultore e pittore nato a Napoli il 10 maggio 1957, perde il padre da piccolo e finisce all’ Orfanotrofio, poi si trasferisce a Ivrea  per lavorare presso suo zio. Tornato a Napoli ancora giovanissimo, è colpito da uno spettacolo di burattini, comincia a produrli e a venderli per strada. Il successo lo  incoraggia a perseverare, aprendo un laboratorio che, crescendo, è diventato un punto di riferimento artistico della città di Napoli nelle scuderie del Palazzo del San Severo, e ha raccolto  consensi all’ estero con varie mostre tenute a New York, Parigi, Bonn, Madrid, Berlino.

Esposito lavora da oltre trent’ anni sulla città di Napoli ed i suoi simboli: Pulcinella, la maschera, l’uovo, il vulcano, il teschio, San Gennaro e il corno nelle varie e possibili metamorfosi. La maschera è  una costante delle sue  opere, tra le quali ha una indiscussa centralità. I suoi primi Pulcinelli hanno le caratteristiche consolidate dalla tradizione,   in seguito vengono trattati con maggiore libertà, diventando sculture di grandi dimensioni, animate da un cromatismo intenso e forte, che conservano ancora le loro connessioni col mistero e col sacro, di cui l’ artista ha saputo rinfrescare la percezione e indagare la profondità. Nella sua riflessione “Napoli è un barocco esistenziale. In questo barocco ho scelto Pulcinella come compagno di viaggio scomodo, e l’ ho rilanciato negli anni settanta come un virus che si diffonde. Molti bottegai di San Gregorio Armeno hanno imparato da me. La maschera che ci appartiene è fatta di viscere, di forte identità e metamorfosi. Più sono forti le identità, più si comunica: sono le viscere a comunicare”. – Delle opere più suggestive spiccano, tra le terracotte policrome, Metamorfosi II, Ascesa (l’ascesa negata), 1992; Pulcinella doloroso(l’addolorato),1992; Tentación, 1992; Peso San Gennaro, 1992;  Peso croce, 1996; tra i bronzi La forza del pensiero,  1994; Peso, 1994; L’urlo, bronzo e smalto,   2003; in alluminio Pulcinella Corno, 2005. Tele su Pulcinella sono Il Gabbiano, 2008, acrilico su tela; gli olii su tela Senza titolo, 2004; Quattro Teste, 2003. 

Mastroberti

Francesco Mastroberti, chirurgo salernitano, nato a Satriano di Lucania, è un pittore, disegnatore, grafico e scultore. Si è sempre dedicato all’arte passando dalla pittura figurativa al disegno, alla grafica acquerellata, alle vignette e caricature, alla scultura. Protagonisti delle sue opere sono ballerine, cavalli, Pulcinella. Ha illustrato libri e partecipato a numerose mostre di pittura e di scultura in Italia e all’ estero. Il suo tema preferito, quasi dominante, è Pulcinella, rappresentato in varie dimensioni e con molteplici materiali e tecniche: Pulcinella, bassorilievo in tufo (1992); Ritratto di Pulcinella, gesso (1995); Pulcinella, ceramica (1997); Pulcinella, terracotta (1998); Pulcinella in preghiera (2003); Pulcinella, ceramica (2007); Presepe:  Pulcinella acquaiolo, garza e gesso (2008): sono solo esempi. Della sua consistente produzione di disegni e grafiche è notevole un Pulcinella, inchiostro di china acquarellato. Mastroberti interpreta il Cetrulo in maniera nuova con una certa vena di drammaticità che si discosta dai modelli classici della maschera napoletana.

Dulbecco

Lo sguardo delle avanguardie europee si riconosce  in Gian Paolo Dulbecco (La Spezia 1941), quando ridipinge temi pulcinelleschi canonici (la nascita, la famiglia, il gioco delle carte ecc.) con aulica raffinatezza, pensando a Delvaux, Magritte, Baldus, Restany, per tradurre  “un bisogno di vie di fuga nel fantastico, nell’ onirico, nel meraviglioso”. A Ravello, nel 2005, Dulbecco ha esposto le sue opere in una mostra personale (I luoghi di Pulcinella) con Emanuele Luzzati. A Pulcinella ha dedicato una parte importante della sua  produzione artistica (I giocatori di carte, Il demone del gioco, La famiglia del povero Pulcinella, La nascita di Pulcinella ecc.). Il gioco delle carte  è “l’ emblema dell’ Enigma, della Sorte, del Caso universale che scompagina i destino degli uomini”, in sintonia col pensiero più autentico della maschera (“fatto strummolo son del mio destino”): spaesamento e incertezza esistenziale, restituiti in un linguaggio pittorico estremamente  raffinato. “I suoi Pulcinelli biancovestiti sono i pifferai magici del Mistero, i custodi e i mastri di porta della nostra incertezza esistenziale, ma ci additano anche il chiarore della Luna, quella magia della finzione artistica dove le tessere del Caso possono montalianamente ricomporsi, disegnando finalmente un verdetto nitido” (…).

Pazienza

Diciassettemila hanno visitato la mostra allestita a Castel Sant’Elmo nel novembre del 2009, Tracce di Napoli, che esponeva simboli e segni della napoletanità e in particolare di Pulcinella in tanti oggetti e disegni del fumettista “rockstar” Andrea Pazienza: dallo Zanardi Pulcinella (1986), logo dell’evento, ai piatti disegnati per il ristorante “Lo scoglio” di Baia. Pur non essendo vissuto a Napoli, Pazienza ne ha subito il fascino, che gli ha ispirato  oltre 200 tavole originali, bozzetti, schizzi, oggetti personali e documenti audio e video. A vent’anni dalla morte, la mostra ha voluto seguire le tracce del fumettista dagli esordi bolognesi alla maturità, riconoscendo l’importanza di Napoli e dei napoletani nel suo percorso e dimostrando autorevolmente che Pulcinella si presta a tutti gli stili e a tutte le visioni.

Galdo

La credibilità guadagnata dalla maschera e la dimensione innovativa in cui si andava collocando ha fatto guadagnare a Pulcinella l’ interesse di pittori marginali eccentrici, facendoli uscire allo scoperto. Nella sua personale (Pulcin) del dicembre 2013, organizzata dall’Associazione culturale AvantgArte, a Pompei, l’artista Galdo presenta una provocatoria rilettura di Pulcinella, mostrando i frammenti slegati e contraddittori in cui la maschera si trasforma: a partire dall’ età romantica la maschera ha sempre parlato dell’ oggetto che copriva,  a volte però, come nel caso di Galdo,  l’ oggetto rischia di perdersi  nel soggetto: “Ho preso in prestito una maschera – confessa Galdo – ora posso finalmente recitarmi. La userò come mia forma e parlerò di me”. L’artista decontestualizza il Pulcinella dei bassi prestandogli la sua voce, trasformandolo in un Pulcinella del nuovo millennio; una maschera tormentata, agonizzante, amorale e ingenua.

Lubelli

Fausto Lubelli, noto artista salernitano contemporaneo, scopre Pulcinella mentre cura la scenografia di uno spettacolo, e avvia una riflessione personale sulla maschera, producendo la serie delle teste di Pulcinella al Duomo ed altri gruppi che si rifanno al medesimo schema. Le ultime fatiche su questo tema  approdano al ciclo denominato Odissea di Pulcinella, presentato in una mostra salernitana del 2011, quaranta pezzi unici in ceramica (tavelle, piatti, vasi, supporti), in cui viene illustrato con eleganza e levità di tocco un  avventuroso itinerario mediterraneo di un Pulcinella rivestito dei panni eroici dell’ eroe omerico ramingo sui mari, ormai dimentico della sua saggezza (“Guarda lu mare, ma tienite a la taverna”), e diventato – nell’ interpretazione di alcuni – l’ “emblema di una modernità scissa”.

Cosa cambia nel teatro di figura

Dall’ antagonismo al riflusso

La rinascita del Pulcinella del teatro di figura è passata inizialmente per una fase utopica, che ha coinvolto soprattutto i guarattellari vicini ai gruppi intellettuali politicamente impegnati negli anni Settanta e Ottanta. Era la fase della riscoperta del popolare e del tuffo nella folla con l’ansia di cambiare il mondo, che ispirò buona parte della cultura progressista del tempo; il tempo  in cui Brunello Leone si autodefiniva “artista del popolo per il popolo”, metteva al servizio dell’ impegno politico le abilità e competenze acquisite alla scuola del guarattellaro Nunzio Zampella, che all’ ideologia era estraneo, si inventava un  astorico Pulcinella giacobino e celebrava la rivoluzione francese del 1789.

L’ aspetto più interessante di questi anni è stato proprio il fatto che questi rapporti politici e personali sono stati per i guarattellari napoletani un’ occasione di crescita culturale, che modificava ora superficialmente ora profondamente  i contenuti dell’ arte tradizionale del teatro di animazione e influenzava in qualche modo anche le sue forme: le quali però, come era accaduto con Eduardo de Filippo, che aveva anticipato le  manipolazioni ideologiche della pulcinellata, rimanevano nella maggior parte dei casi sostanzialmente quelle delle guarattelle tradizionali, soprattutto nella versione codificata da Nunzio Zampella, ossia un patrimonio tecniche, movimenti, gesti, ritmi, trovate, linguaggi, immagini, poesia, di cui non si riusciva a fare a meno.

Molte cose sono cambiate nel corso degli anni Ottanta: si è rinunciato a voler “cambiare il mondo partendo dal teatro”, è scomparso l’ antagonismo col teatro ufficiale e i suoi luoghi e riti,  la nozione di “teatro di base” o “teatro della città” ha sostituito  quella di “teatro popolare”, ma gli spazi  sono rimasti quelli del centro storico cittadino, con una crescente vicinanza ai luoghi dell’ emarginazione e della sofferenza (ospedali, manicomi, anziani), oltre la frequentazione delle scuole primarie e dei bambini. Rimane “la consapevolezza, recentemente acquisita, che proprio le forme teatrali considerate marginali, come il teatro di strada o il teatro di animazione, oppure le forme ibride, impure, inclassificabili concentrano il senso stesso dell’evento teatrale.  Rimane insomma “la concezione del teatro come evento corale, come festa carica di significato profondo, capace di rafforzare la comunità infondendole nuovo slancio” (Brunella Eruli), insieme all’  acquisizione di una nuova identità, di un riconoscimento culturale, di una funzione sociale.

Il “teatro della città”

Nel gennaio del 1995 il Comune di Napoli promuove per il Carnevale un ciclo di manifestazioni culturali e spettacoli denominati Pulcinella alla gogna, in cui Pulcinella  ha una forte centralità, e con lui i guarattellari napoletani, che si propongono come protagonisti dell’ evento, che prevede la benedizione di Pulcinella sul sagrato della chiesa di S. Antonio Abate e il “cippo” di Pulcinella in piazza Gerolomini. Le guarattelle non sono più l’ arte marginale di artisti solitari al limite della sopravvivenza: aspirano a diventare  elementi significativi della nuova ritualità cittadina, che si vuole rifondare sulla tradizione, riscritta sulle nuove domande sociali e culturali: “Si tratta – dichiara l’ assessore Guido D’ Agostino nel presentare l’ iniziativa – di una catena di azioni che coinvolge il territorio, i quartieri, ed è una riproposizione antropologica del quotidiano, un modo di scandire il tempo della vita, di ancorarci al calendario, alle tradizioni della città”.

Dalle esperienze culturali colte (o riscritte dai colti) assai più che dalla tradizione del teatro popolare minore e  minimo  si selezionano i pochi e pregnanti simboli delle nuove rappresentazioni: l’ uovo di Virgilio (l’ “anima fragile della città”), gl’ inferi ed il  sottosuolo demoniaco (il male, la camorra), il canto delle sirene, che diventano gli strumenti per rappresentare le piaghe di Napoli e la sua volontà di rinascere: in perfetta sintonia con lo spirito della conclamata “rinascenza” di quegli anni.  

In iniziative come queste i teatranti lavorano a fianco delle associazioni culturali e ai gruppi del volontariato operanti nel centro antico, oltre che con l’ appoggio, sempre più stretto e solidale, delle istituzioni comunali. Le esperienze intellettuali della precedente stagione avevano avvicinato al mondo della maschera direttamente soprattutto i ceti borghesi colti, e solo indirettamente quelli popolari, le esperienze su cui stiamo riflettendo mirano a coinvolgere i ceti proletari e sottoproletari, che nel Pulcinella delle bagattelle più facilmente si riconoscono, senza peraltro condividere del tutto il messaggio politico implicito.

Il Comune di Napoli è diventato un punto di riferimento fondamentale per ogni iniziativa concernente la maschera cittadina, in modo particolare gli operatori del teatro di figura. Col suo sostegno la “Scuola di Pulcinella ‘96” ha organizzato, con partecipazioni straniere, un Festival di spettacolo e di studio sulle guarattelle, curato da Bruno Leone. I rapporti internazionali cominciano ad essere una caratteristica importante, a tutti i livelli, di questa nuova stagione della storia di Pulcinella, che si intensificano con iniziative come il “Festival del teatro di figura” del luglio 1996, a Napoli: quattro giorni con i  burattini, a cura di Bruno Leone, con l’ assistenza dell’ Osservatorio Culturale del Comune di Napoli e la partecipazione della  Punch & Judy Fellowship  inglese e il Théâtre du Polichinelle Parisien.

Brunello Leone

Brunello Leone, transfuga dalla professione di architetto per farsi burattinaio,   ha acquisito dalla  scuola di Nunzio Zampella, dopo un lungo apprendistato, l’ insieme delle tecniche, competenze e abilità, che formavano il sapere quasi iniziatico dei più importanti burattinai, per utilizzarle come “artista del popolo per il popolo” (soprattutto nella lunga fase iniziale) ma al tempo stesso recependo  suggestioni e temi da conoscenze e rapporti intellettuali, che non gli sono mai mancati. Oltre a riproporre fedelmente gli spettacoli del suo maestro, Brunello introduce nelle rappresentazioni tradizionali una serie di innovazioni, consistenti in una selezione di elementi della tradizione pulcinellesca  (miti, figure, maschere, scene, suoni, ritmi della pulcinellata del teatro di figura), rivisitati con l’ occhio di chi ha gli strumenti per decifrarli e rielaborarli con una indiscutibile fantasia di poeta con una abilità così consumata da sembrare naturale. Le innovazioni, soprattutto tematiche, rinnovano o arricchiscono il repertorio tradizionale, con aperture verso grandi temi di attualità, sempre esposti alle tentazioni del travestimento ideologico. Dei suoi spettacoli più noti, di cui ha curato spesso la pubblicazione dei testi, ricordiamo Pulcinella e Carnevale (1981), Pulcinella e la rivoluzione francese (1989), Il convitato di pezza (1995), Pulcinella 99: voglia di utopia (1999), Pulcinella contro Gigi-8 (2002), Pulcinella e Santa Patrizia (2004), Pulcinella della Mancia (2005), Pulcinella e S. Gennaro (2006), La favola del Poeta e Pulcinella (2010), Salomè (2012).

Brunello Leone ha anche speso una parte considerevole del suo impegno nel promuovere la rinascita del teatro di figura in Campania, che ha raccolto nella sua fase morente dall’ esempio di Nunzio Zampella, curando i rapporti con le istituzioni e creando forme di associazionismo e di collaborazione non occasionale con gli altri guarattellari della regione, formando una scuola che porta il segno della sua esperienza. I suoi rapporti, anche di collaborazione, con i burattinai di molte parti del mondo, hanno restituito in forma moderna al teatro di figura il nomadismo che era una delle componenti fondamentali della sua storia.

La tendenza tradizionale

Salvatore Gatto

Salvatore Gatto, napoletano, è un noto guarattellaro e cantante presente  dal 1980 nel mondo dello spettacolo. Interpreta il repertorio pulcinellesco con scene di vita popolare  nelle strade, le piazze, i festival e i teatri, riprendendo nelle sue opere il tradizionale canzoniere napoletano. Pulcinella ne è sempre il protagonista e nel suo pensiero simboleggia l’uomo, mentre gli altri personaggi che lo affiancano rappresentano allegoricamente le sue paure che deve debellare e i suoi bisogni che deve appagare. Sono sue opere: Pulcinella e il cane, Pulcinella e il cane, parte seconda, Colpa dell’ euro ovvero Pulcinella e il Diavolo, Le Guarattelle. In Il posto privato Pulcinella canta una canzone d’ amore a Teresina, contrastato dal guappo del quartiere, Pasquale Terremoto, che lo costringe al duello: interviene il Carabiniere, Pulcinella è arrestato e condannato all’ impiccagione, ma, come al solito, sarà il boia a finire impiccato.

I Fratelli Ferraiolo

Pulcinella è protagonista anche nel teatro della famiglia Ferraiolo, che  ha avuto  origine nei primi anni del Novecento, con Pasquale Ferraiolo,  seguito dai suoi figli Salvatore e Francesco e poi dai figli di quest’ ultimo, Pasquale, Vittorio e Adriano. Oggi questo  teatro continua con Silvana Ferraiolo e i suoi figli, che offrono spettacoli in scuole e locali pubblici. Rappresenta temi e motivi della vecchia commedia dell’arte, con personaggi tradizionali e nuovi, per un pubblico che raccoglie tutte le fasce di età, dai più piccoli agli anziani.

Molto apprezzate sono le rappresentazioni: Pulcinella e don Gennaro pittori di un morto vivo (Don Florindo tenta di rubare un quadro di valore al suocero Don Gennaro per  venderlo e poter curare sua madre  malata. Pulcinella prima pensa di recuperare il mal tolto con le bastonate, poi comprende la bontà della causa di Don Florindo, e lo fa perdonare); Pulcinella creduto marito spagnolo, medico chirurgo, sposo americano (Pulcinella è un cameriere che per una serie di equivoci è scambiato più volte per un’ altra persona); Una falsa estrazione (un usuraio vuole far credere a Pulcinella che i numeri giocati da lui e dal suo amico Felice Sciosciammocca usciranno al lotto. I due amici vincono realmente divenendo milionari e l’usuraio viene arrestato); Pulcinella asino per Carolina (Pulcinella e Peppino lavorano per Boroboamo Corbolone, ma vengono da lui licenziati perché ama Carolina e i due sono suoi rivali. Questi ultimi si travestono uno da asino e l’altro da mugnaio per rapire la dama. Alla fine ad avere la meglio è l’asino, ossia Pulcinella, che conquista Carolina); Pulcinella, Balduccio e l’esorcista (altra scena giocata, secondo il modello classico, sull’equivoco verbale, la deformazione onomastica e la mimica  pulcinellesca); Pulcinella Angelo Iannelli e il teatro Ferraiolo (Pulcinella recita per i bambini di una scuola elementare, brevemente introdotto da una presentatrice e interventi dello stesso Iannelli); Pulcinella rap (Pulcinella nel suo spettacolo esegue una interessante canzone rap scritta da Giò Ferraiolo).

Renato Barbieri

Nel 1976 Renato Barbieri, insieme a Massimo Troisi, Lello Arena, Luciano Mandato ed altri giovani, fonda l’Associazione culturale Centro Teatro Spazio ed apre un teatrino orientato verso il teatro d’avanguardia. Da quando, nel 1979, insieme ai figli Alessandra ed Antonello si è dedicato interamente al teatro dei burattini, guardando alla tradizione, riscrive le farse di Antonio Petito e le porta in giro con la maschera di Pulcinella, utilizzando una baracca mobile ripresa da un antico modello cinese. Ha prodotto lo spettacolo Pulcinella e Teresina, basato sulla nota trama classica, realizzata nel linguaggio della pulcinellata.

La Compagnia degli Sbuffi

Fondata nel 1985 da Aldo de Martino,  Violetta Ercolano ed altri attori, giovani e anziani, provenienti da diverse esperienze teatrali,  opera stabilmente a Castellammare  di Stabia. Gli Sbuffi aspirano a rinnovare sperimentalmente personaggi, temi e linguaggi del teatro di figura, anche mediante attività di ricerca e di formazione, col coinvolgimento delle scuole e l’organizzazione di mostre e convegni. Nei loro spettacoli ha spazio anche un vivace  Cetrulo, in Pulcinella e le streghe di Benevento,  e in Pulcinella e la cassa magica. In Rosa d’ argento, rosa d’ amore si canta la celeberrima Serenata di Pulcinella.

Maria Imperatrice

Napoletana, una delle poche burattinaie italiane, ha dato vita al suo Pulcinella col repertorio tradizionale e riproducendo con abilità la sua voce con la pivetta.

Innovazioni

Gaspare Nasuto

Burattinaio e scultore della tradizione napoletana. Intraprende la sua attività nel 1989. E’ maestro nella creazione di burattini nel suo studio “La Domus di Pulcinella”, dove realizza masterclass e seminari per i suoi studenti e forma una nuova generazione di artisti burattinai. I suoi burattini in legno sono riconoscibili in vari musei e collezioni private in Italia e all’estero. Fa teatro in Italia e altri paesi come Svizzera, Austria, Inghilterra, Spagna, Croazia, Russia, Iran, Colombia, Romania, Portogallo, Slovenia e Belgio. E’ radicato stilisticamente nella tradizione delle guarattelle, ma le sue conoscenze letterarie  gli consentono di andare oltre l’ universo tematico e visivo delle trame consuete.

Tra le sue opere, nuove e sperimentali: Un Faust per Guarattelle; SE77E, dal “Settimo sigillo” di Bergman; Aspettando Godot, da Beckett (con Bruno Leone); Kamikaza e rock’roll da Mishima (con Alessio di Modica); V Garibaldi V; Pulcinella a quattro mani (con  Luca Ronga); Guarattelle da tre soldi, da Brecht; Pulcinella di mare (dai canovacci classici di Pulcinella e il cane); L’ asino del Diavolo.

Gianluca Di Matteo

Formato nell’arte delle guarattelle dai maestri Bruno Leone e Salvatore Gatto, Di Matteo sperimenta percorsi autonomi e innovativi. Come altri guarattellari, produce da sé i suoi burattini, uno dei quali si conserva presso la collezione del  Center for Puppetry Arts di Atlanta (USA). Ha inoltre realizzato i puppets per il progetto multimediale di social networking QuiXote  che ha vinto il premio “Scrittura mutante” nel 2005. Collabora con la compagnia di teatro sperimentale Opus Arts-Servi di Scena di Torino per produzioni che vedono in scena attori e burattini.

Il suo spettacolo L’uomo che viveva nell’armadio, ricavato da un canovaccio dell’Ottocento conservato al Museo Nazionale del Cinema di Torino, unisce tematiche inquietanti e situazioni burlesche dei burattini, dando vita a una intricata storia d’amore. In 85. Le Anime del Purgatorio, il Purgatorio è Napoli, con la sua incompiutezza e le sue contraddizioni, restituite lucidamente nel linguaggio delle guarattelle, ibridato da nuovi linguaggi che si alimentano delle suggestioni suggerite dalla ricca e preziosa iconografia di Pulcinella. Con La veridica istoria  Di Matteo si serve ancora del linguaggio rinnovato delle guarattelle per interpretare, tra i riferimenti all’ antropologia criminale di Lombroso, la situazione di due sorelle siamesi innamorate dello stesso uomo. “Tra le righe le patologie, i non detti, gli intrighi, il torpore e le speranze di un popolo che, dopo la sua alba, sembra stia tristemente assistendo al suo tramonto” (…).

Alberto Baldi

Alberto Baldi, professore di discipline antropologiche all’ Università Federico II di Napoli, progetta e mette in scena, come direttore artistico e di produzione, lo spettacolo, unico nel suo genere, Pulcinelliade, per “dare corporeità e vita alle variegate forme del teatro di figura meridionale, per comprenderne le cifre stilistiche, per poterne leggere i presupposti simbolici e connotativi, i modelli culturali e l’ apparato di valori su cui poggia”. Uno spettacolo che nella sua singolarità combina e fa interagire “le trame e le suggestioni di una rappresentazione a tecnica mista con pupi, marionette, guarattelle, animatori, attori e musicisti in scena”, con l’ obiettivo di “restituire sintesi intellegibili ed efficaci di distinte tradizioni, di scuole di animazione fino ad oggi preoccupatesi specialmente di rimarcare la propria solipsistica specificità  ed in questo spettacolo indotte invece a dialogare, a parlarsi pur nel rispetto delle reciproche peculiarità recitative”. In questa compresenza o mescolanza di generi tutto ruota intorno alla figura di Pulcinella, incarnazione della difficoltà di vivere, lottando con le forze di un potere oppressivo o sordo e indifferente, incarnato da “un guappo arrogante, un gendarme stolido,  un prete vanesio, un diavolo avido di anime, un boia stupido”. Gli antagonisti di Pulcinella “assumono prima le fattezze del pupo che nella sua vistosa fisicità, nella sua voluta corpulenza scenica, nella sua rigidità posturale, suggerisce una fissità comportamentale tesa a far osservare solamente la propria regola e a imporre il proprio, esclusivo punto di vista”. Alla fine però Pulcinella ricondurrà “gli sgherri sul suo terreno, dove essi finiranno per palesare, a conti fatti, la loro pochezza, facendosi, letteralmente, piccoli, guarattelle alla mercé della loro vittima di un tempo”. Del cast interdisciplinare organizzato dal direttore artistico fanno parte Roberta di Domenico De Caro, sceneggiatore e primo animatore, Valeria Squillante, direttore musicale e musicista.  Compositore e musicista per la musica classica è Andrea Tarantino, per la musica popolare è Rugiada Ligorio; la scenografia è di Antonio Di Tuoro; i costumi sono di Rita Ferraro.  La Compagnia Cugini Di Giovanni e Roberta di Domenico De Caro hanno fornito pupi, marionette e guarattelle.    

Nelle altre regioni italiane

La Compagnia  Granteatrino e la Casa di Pulcinella

Fondata nel 1983 da Paolo Comentale, la compagnia Granteatrino è stata riconosciuta dal Ministero come impresa di produzione teatro – ragazzi, e nel 1988 come Teatro di figura di portata nazionale. È un teatro stabile dotato di una sala principale e altri spazi adibiti a laboratorio e  attività espositive. Nella Compagnia opera  un ricco staff in cui si distinguono attori come lo stesso Paolo Comentale, Anna Chiara Castellano Visaggi, Marianna Di Muro e altri artisti. Si rappresentano spettacoli per lo più per bambini, studenti di ogni età, con scopi pedagogici e di formazione.

La Casa di Pulcinella è stata fondata a Bari nel 1988 dall’ Associazione  Granteatrino per sostenere  la ripresa del teatro popolare dei burattini, dei pupi e delle marionette. Fondatore dell’Associazione è Paolo Comentale. Ha un pubblico prevalentemente di ragazzi e giovani, ma è gradita e seguita da un consistente numero di scrittori, musicisti e scenografi. 

Paolo Comentale

Paolo Comentale nasce nel 1956 a Napoli. Laureato in lettere moderne presso l’Università degli Studi di Bari, ha seguito un corso di formazione dell’attore diretto da Carlo Formigoni, un corso di costruzione e animazione di burattini diretto da Otello Sarzi, un altro di mimo-clown diretto da Dario Fo. Ha collaborato con vari artisti e musicisti di spicco e con il regista Giuseppe Tornatore.  Idea e realizza laboratori teatrali, di animazione della lettura, di uso creativo di materiale povero e inoltre forma allievi, attori e burattinai. E’ un regista, attore e animatore di spettacoli teatrali rappresentati in tutt’Italia, in Europa, Australia, Giappone, Cuba, Stati Uniti, Thailandia, Africa. E’ il fondatore e direttore artistico del Teatro Casa di Pulcinella di Bari ed è tra i fondatori dell’Associazione Teatri di Figura.

Delle sue opere, di solito  incentrate nella maschera di Pulcinella,  ricordiamo: Pulcinellabirintus, 1983; Raccontando Shakespeare, 1990; Pulcinella e il gran mago Aristone, 1992; Pulcinella alla disfida, 1993; La strega Teodora, 1995; Pulcinella e il pesce d’Oro, 1996; Pulcinella e il pentolone magico, 1997; Pulcinella al circo, 1998; Pulcinella e la botte stregata, 1999; Pulcinella paladino, 2002; Don Cristòbal e Pulcinella, 2009; Pulcinella e la befana, 2015; Pulcinella e la prova del coraggio, 2015; Le 99 disgrazie di Pulcinella (2015).  I temi affrontati nei suoi spettacoli,  che in media durano 10 minuti,  si rifanno alle classiche favole per l’ infanzia (notevole l’ influenza di Italo Calvino) e ai canovacci pulcinelleschi:  in Pulcinella nel castello misterioso Pulcinella, proprietario di un maniero,  deve fronteggiare quattro fantasmi burloni in una notte agitata e  chiassosa, e così via. Gli spettacoli   attraggono le famiglie con bambini dai 4 agli 8 anni. Tra le risorse tecniche, l’ uso della pivetta e l’ improvvisazione musicale e teatrale. I luoghi sono le piazze, i teatri e le scuole.

Comentale è stato notato subito dalla critica  come un innovatore profondo. Antonio Fiore ha scritto a proposito dello spettacolo barese del 1987: “Nulla è arbitrario o gratuito in questo  Pulcinella principe in sogno, che Paolo Comentale ha allestito per i burattini di Natale Panaro. Pulcinella e Comentale si frequentano con diletto del pubblico già da un po’: se l’ anno scorso potevamo riferire della grazia 

aerea di Pulcinella varietà, oggi verifichiamo che quel che  il giovane burattinaio del “Granteatrino” sacrifica in levità, lo acquista in padronanza dei tempi teatrali, in controllo degli effetti, in abile distribuzione di colpi di scena. (…) Anche per Pulcinella la vita è sogno; ma le musiche concentriche e solo apparentemente sbarazzine, tutte tratte dal Rota felliniano, (Amarcord in testa), e soprattutto la chiara derivazione dall’ episodio pasoliniano Che cosa sono le nuvole, regalano allo spettacolo quell’ aura melanconica che si deposita, come un ultimo dono a sipario chiuso, sui molti sorrisi che l’ allestimento regala non solo ai piccini (…). La chiave d’ accesso deve essere cercata nel tratto musicale, al tempo stesso disincantato e lieto, di Lele Luzzati, che firma i quattro fondali dello spettacolo”.

Il Teatro nel baule

Il successo di Pulcinella a Napoli interessa anche i toscani,  Il “Teatro nel baule” è un gruppo di teatranti di solida formazione, diplomati alla Scuola di Mimo Corporeo ICRA Project, costituito da Sebastiano Coticelli, Simona Di Maio, Dimitri, esperti di commedia dell’arte, pantomima, clawn, ginnastica acrobatica ecc. Si sono formati in scuole importanti con ottimi maestri. Non hanno resistito alla tentazione di interpretare Pulcinella con lo spettacolo  Uno, ddoie, ddoie e mmiezo, tre … Puliciné!  in cui il Cetrulo, dopo aver ucciso il cane, viene costretto all’impiccagione dal carabiniere ma  dopo varie peripezie riesce a cavarsela. E’ una versione della storia di Pulcinella e Teresina, interpretata da attori-burattini in un piccolo teatro.

La Fondazione Toscana Spettacolo

Anche la Fondazione Toscana Spettacolo, costituita nel 1989 con legge della Regione Toscana, che opera con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e degli enti locali toscani, ha tra i suoi  spettacoli il  Teatro di burattini (2015): il marionettista Daniele Guadagna racconta la storia di un piccolo struzzo-marionetta, accompagnato dal suono di una fisarmonica, che è il commento sonoro alle solite avventure con Pulcinella e il Diavolo che litigano per un baule contenente la chitarra di Nicolino.

Che c’è di nuovo nel teatro degli attori

La controversa eredità  di Eduardo de Filippo

La frequentazione della pulcinellata attraversa molti momenti della storia teatrale di Eduardo de Filippo (1900-1984), prima di essere problematizzata nella sua commedia  Il figlio di Pulcinella. Nel 1926 egli porta sulla scena Il suicidio di Pulcinella, farsa teatrale di Antonio Petito; nel 1930 rappresenta Pulcinella principe in sogno; partendo ancora da Petito, nel 1938 scrive  e rappresenta a Roma Pericolosamente, mutata nel 1947 in  San Carlino; il  1954 è l’ anno di  Palummella zompa e vola, anch’ essa petitiana, in cui egli stesso interpreta il ruolo del Cetrulo,  con la supervisione del Pulcinella Salvatore De Muto; quattro anni dopo riscrive e fa rappresentare a Milano Pulicenella ca ba truvanno ‘a fortuna soia pe’ Napule  di Pasquale Altavilla, di cui cura egli stesso la regia. Come abbiamo visto, l’ opera scritta nel 1957 e rappresentata  la prima volta il 20 ottobre 1962 al Teatro Quirino di Roma (Il figlio di Pulcinella) è quasi un saggio critico su Pulcinella, che ha condizionato la storia della maschera nel bene e nel male fin quasi ai nostri giorni.

Non si può dire che  de Filippo non amasse il  teatro di Pulcinella. Ha portato la pulcinellata tradizionale sulla scena  con una frequenza significativa, e, anche se i testi venivano riscritti e in qualche modo diventavano testi di de Filippo, sotto molti aspetti rimanevano i testi ottocenteschi di Petito e di Altavilla. Fu   amico degli ultimi Pulcinelli tradizionali, da De Muto a Coppola, li riconobbe e protesse, ma mostrò attenzione anche agli  innovatori; accettò ritualmente la maschera di Pulcinella come una lusinghiera investitura, ma se ne liberò elegantemente. Al tempo stesso le sue scelte politiche, le sue convinzioni ideologiche e il suo moralismo lo portavano a svuotare  la maschera dei suoi significati autentici e profondi per riempirla di stereotipi negativi,  vecchi di secoli, o di valori nuovi, estranei alla storia del  personaggio. La verità è che  de Filippo salvava del teatro di Pulcinella la possente macchina napoletana per far ridere e divertire, di cui fu imitatore ed emulo,  e, in un contesto dominato dalla sua figura, per prestigio e potere, era più che naturale che nel teatro napoletano si riproducesse questa ambivalenza: alcuni suoi discepoli, ammiratori ed epigoni si sintonizzarono sulle sue scelte e lavorarono nello spirito della tradizione da lui riplasmata; altri rimasero influenzati dalla sua disistima morale  della maschera, di cui aveva auspicato, come sappiamo,  la fine.

Resistenza del teatro semipopolare

Gli ultimi petitiani

Nel gennaio 1954 si ritirava dalle scene Salvatore De Muto, da molti considerato l’ ultimo Pulcin